Neoliberism in action

di Sandro Arcais

Una delle Verità fondamentali del pensiero neoliberista è che ognuno è personalmente responsabile del proprio destino, e che quindi ognuno, in fondo, si merita quel che ottiene, e che quindi se sei povero, è perché non ti sei impegnato abbastanza, hai troppo cicalato invece di formicare (non fornicare, quella è un’altra cosa), a scuola eri sempre distratto e il lavoro non te lo sei cercato e quando l’hai trovato hai fatto troppo il pretenzioso.

Il che è vero in un certo senso: nel senso micro. Ma ecco che qui interviene la solita fallacia logica neoliberista: che il macro non sia altro che il risultato dei vari micro, che cioè

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Ma questa è una riduzione semplicistica della realtà, a uso e consumo di menti semplici e del grande capitale che su queste semplificazioni ci campa alla grande. In effetti, le relazioni tra livello micro (quello delle nostre responsabilità personali, del nostro karma) e livello macro (quello per cui molto spesso ci vuole molta saggezza, e relativa pazienza, per rendersi conto che poco ci possiamo fare) sono un po’ più complesse, e una loro rappresentazione si avvicina di più a una cosa del genere

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oppure, volendo rendere meglio la complessità della realtà, a una cosa di questo tipo

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Si potrebbe complicare lo schema ancora per un bel po’, ma penso che il concetto sia chiaro.

Ciò che i neoliberisti non capiscono è che la relazione tra livello micro e livello macro è molto più complessa del loro modo univoco di concepirla. Relazione che invece pare avere compreso perfettamente Corrado Ravazzini nel suo cortometraggio “Perfetto” (che vi consiglio di vedere sino alla fine)

Chi invece sembra non avere compreso per nulla questa complessità sono i professori neoliberisti al governo della regione Sardegna. Per esempio, nel loro Programma Regionale di Sviluppo per il quinquennio 2014-2018, a pagina 86, affrontando il problema della promozione della salute, scrivono:

L’obiettivo primario del progetto è quello di agire in modo integrato e coordinato sui principali fattori di rischio modificabili (fumo, alcool, scorretta alimentazione e inattività fisica) che sono responsabili da soli del 60% degli anni di vita in buona salute in Europa e in Italia.

Si intende perseguire l’obiettivo attraverso la promozione, nella popolazione, del

concetto di salute come bene collettivo … attraverso progetti di educazione alla salute che mirano a facilitare la partecipazione attiva e critica del cittadino alle scelte per la salute e a stimolare la responsabilità personale nei confronti della salute propria ed altrui [e che] consentano che tutti i cittadini acquisiscano consapevolezza che il diritto alla salute si collega al dovere di solidarietà sociale che implica un’attenzione per le conseguenze dei propri stili di vita. (Il neretto è mio)

Ora, chi sono i maggiori destinatari di una politica educativa di questo tipo? Chi può mai essere che fuma di più, mangia peggio, non frequenta le palestre e i campi sportivi? Ma sì, avete pensato giusto: i poveri (ma sì, generalizziamo). Prendiamo, per esempio, il fumo: fumano maggiormente le persone a basso reddito e i lavoratori manuali

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che vivono in maggioranza nel Mezzogiorno

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in cui le famiglie, anche se più povere di quelle del Nord, spendono una maggiore percentuale del loro minore reddito in tabacco:

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A loro è dedicata l’attenzione educativa dei professori governanti neoliberisti sardi. Peccato che però queste azioni educative risultano più efficaci per le fasce ad alto reddito e di nessuna efficacia per quelle a basso reddito. Infatti, un recente studio ha dimostrato che

solo le fasce di popolazione a reddito elevato hanno mostrato un tasso di abbandono [del fumo] associabile [all’attività di prevenzione e controllo del tabacco da parte degli stati], mentre nelle fasce a reddito medio e basso questa correlazione non si manifesta. [fonte]

Ma niente paura: lo stesso studio conclude

che occorre studiare nuove strategie e campagne di informazione specificatamente rivolte alle classi meno abbienti altrimenti poco o nulla influenzate dalle iniziative intraprese finora. [fonte]

Insomma, come ai continui fallimenti dell’Europa si risponde con “ci vuole più Europa”, e come ai continui fallimenti dell’austerità si risponde con “ci vuole più austerità”, così ai continui fallimenti delle azioni educative contro il fumo si risponde con “ci vuole più educazione”. I risultati possibili di una tale “azione educativa e di sensibilizzazione” sono due: o il povero disoccupato ce li manda tutti affanculo e continua a fumare (opzione che tutto sommato preferisco) o che alla sua condizione di povero precario disoccupato aggiunga anche quella di colpevolizzato.

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